fond_geologia

Progetto PALEOSIS
Elaborazione di un ”Sistema di Informazione Geologica”


Il progetto di ricerca, sviluppato dal 1/VII/1998 al 30/VIII/1999 presso il laboratorio MICA (Caratterizzazione di Materiali Minerali Naturali), Dipartimento di Geologia Applicata dell’Università di Liegi, appartiene al Progetto Europeo PALEOSIS, riguardante lo sviluppo di una metodologia per identificare l’attività di faglie in zone di bassa sismicità nel territorio europeo, e di misurarne i processi evolutivi studiando le testimonianze lasciate da eventi sismici avvenuti in epoche storiche o preistoriche.

L'obiettivo della ricerca é stato suddiviso in due parti fondamentali:
- la prima parte é stata caratterizzata nello sviluppare una metodologia relativa all’acquisizione di immagini (digitali od analogiche) di una trincea di scavo, al trattamento di esse ed alla ricostruzione di un foto mosaico corretto geometricamente;
- la seconda parte ha avuto come obiettivo la creazione un sistema di archiviazione atto a raccogliere tutte le immagini acquisite in trincea, le analisi compiute sul terreno, le determinazioni cronologiche, le interpretazioni strutturali, e di organizzarle in maniera tale da poter accedere ad esse senza la necessità di dover consultare
separatamente i risultati ottenuti.
Attualmente, in seguito ad una dettagliata analisi sul terreno (logging), le informazioni raccolte dai geologi vengono organizzate, digitalizzate e stampate generalmente su un unico (o più in funzione del tema che si vuole rappresentare) supporto cartaceo.
Come risultato finale si ottiene quindi una serie di carte tematiche.
In maniera analoga vengono sovente effettuate serie di riprese fotografiche, che comunque non integrano, se non in minima parte, i dati raccolti sul terreno.
Risulta quindi essere presente uno ‘hiatus’ ed una perdita di informazioni supplementari (colore, tessitura, strutture secondarie) tra l’immagine fotografica dell’affioramento e l’immagine digitalizzata.

P_hiatus

Inoltre dinanzi alla notevole quantità di informazioni che viene raccolta sul terreno ed in laboratorio, si pone il problema della gestione delle stesse. Come é possibile avere una visione globale del « sistema trincea » ed analizzare i singoli elementi costitutivi e le loro inter relazioni con le strutture adiacenti ?
E’ fondamentale di conseguenza creare un database associato alle strutture digitalizzate che possa essere facilmente accessibile all’utente e possa permettere operazioni di ricerca complesse (per es. ricerca di tutte le sabbie eoliche contenenti marker pollinici di una determinata specie).

Dinanzi alla grande quantità di informazioni che viene raccolta sulla base delle analisi effettuate (sul terreno ed in laboratorio) si pone quindi il problema della gestione delle stesse.
Come é possibile avere una visione globale del « sistema trincea » ed analizzare i singoli elementi costitutivi e le loro inter relazioni con le strutture circostanti ?
E’ fondamentale di conseguenza creare un database associato alle strutture digitalizzate che possa essere facilmente accessibile all’utente e possa permettere operazioni di ricerca complesse (per es. ricerca di tutte le sabbie eoliche contenenti marker pollinici di una determinata specie).

Morfologia di una trincea
La scelta dell’attrezzatura meccanica da utilizzare per eseguire uno scavo in trincea, la morfologia e l’analisi delle strutture, sono invariabilmente legate al tipo di materiale scavato, alla topografia del sito, alla sua profondità, la stabilità delle pareti e come esso sarà studiato. Se in presenza di sedimenti incoerenti una trincea può essere scavata a mano, in caso di litologie più consolidate si richiede l’utilizzo di ruspe o scavatori meccanici ; inoltre la larghezza é evidentemente limitata al tipo di mezzo utilizzato.
Esistono differenti tipi di sezioni trasversali, che presentano fattori positivi e negativi : una trincea profonda e sottile (single slot) richiede un volume di scavo limitato ed un guadagno di tempo per l’estrazione del materiale, ma viene ridotta l’accessibilità ad una sola persona e l’acquisizione fotografica ne viene fortemente sacrificata a causa del limitato spazio disponibile. Varianti si hanno con una parete sub-verticale e con gradinate nel fronte opposto (Trincea di Jülich (Germania) e Neer (Olanda)), od a doppia gradinatura (trincea n° IV di Bree, Belgio). Casi estremi di veri e propri ‘crateri’ si rinvengono in Giappone e lungo la faglia di San Gabriel (California), dove in corrispondenza di zone sub-pianeggianti e desertiche sono stati effettuati scavi di tipo miniera e cielo aperto.
Il disegno mostra alcune sezioni di scavo utilizzate con maggior frequenza.

P_sezioni

Installazione della griglia di riferimento
La messa in opera della griglia di riferimento é una delle operazioni tra le più importanti ed allo stesso tempo delicate che si effettuano quando si inizia uno studio in trincea. Questa struttura ha una vera e propria funzione di scheletro portante dell’intero ‘organismo’, permettendo un corretto rilievo e collocazione spaziale di tutti gli oggetti o strutture che vengono indagate e riportate sul quaderno di campagna.

Acquisizione delle immagini tramite tecniche fotografiche classiche
In caso d’utilizzo di camere digitali (Sony, Philips, Olympus...), i files grafici registrati nella memoria dello strumento devono essere in formato TIFF e non in JPEG.
Quest’ultimo, sebbene permetta di memorizzare una grande quantità di immagini su supporto magnetico, é causa di importanti perdite di informazioni sia a livello di calibrazione colorimetrica che nei dettagli delle immagini stesse.
La figura mette in evidenza come le informazioni contenute nell’immagine a destra vengano quasi completamente obliterate durante il processo di registrazione in formato JPEG ; si noti inoltre la struttura ‘a piastrelle’ creata in seguito al processo di compressione.

P_tif_jpg

Sebbene le dimensioni dell'immagine registrata in formato TIFF ammonti a 1044 Kb e quella in JPEG a soli 49 Kb, é chiaro come un'analisi di tipo scientifico debba necessitare di una piena risoluzione e dettagli ottenibili solo impiegando formati non compressi (TIF. BMP).

Gli obiettivi utilizzati devono possedere una lunghezza focale possibilmente non inferiore a 28 mm, questo onde evitare importanti deformazioni sferiche nell’immagine. Una focale di 35 mm o superiore é consigliata, in funzione evidentemente della larghezza della trincea stessa ; il grafico riportato mostra il rapporto esistente tra la lunghezza focale, l’altezzza della parete della trincea e la distanza minima dalla quale é possibile effettuare un’acquisizione. I valori calcolati sono da considerarsi corretti per un captore di 24 mm di altezza (nel caso in esame la pellicola fotografica).
Emerge il problema legato alla distanza di acquisizione, cioè la posizione dove collocare la camera fotografica ; una parete con un altezza di 2 metri ed un obiettivo di 50 mm di focale, necessita di una distanza d’operazione di 4 metri. Vice-versa, una trincea avente larghezza ed altezza di 2 metri, richiederà all’operatore ad utilizzare un obiettivo uguale o minore di 28 mm.

P_diagr

Infine durante l’operazione di acquisizione é importante mantenere una buona ortogonalità tra le pareti della trincea e la camera fotografica, questo onde evitare deformazioni prospettiche e rotazioni secondo gli assi orizzontale e verticale.

Acquisizione di immagini con camera CCD
A differenza dell’impiego di apparecchiature fotografiche, acquisire con camera CCD richiede un tipo di strumentazione ed un organizzazione tecnica più complessa.
Questo necessita un impegno finanziario notevole ed un progetto a lungo termine per poter permettere di sviluppare e migliorare la tecnica di acquisizione e gestione dei dati ottenuti.
Durante le acquisizioni effettuate nel corso del progetto é stata richiesta la presenza di un minimo di due operatori, aventi come competenze la creazione/gestione del software e la gestione dell’ambiente di acquisizione.
La metodologia che si applica per questo tipo di acquisizione é praticamente la medesima di quelle impiegata utilizzando la camera fotografica ; particolare attenzione va posta nei seguenti punti :
La larghezza della trincea deve permettere l’accesso al sistema di acquisizione e del relativo personale tecnico nella maniera più confortevole possibile.
L’altezza della parete non deve eccedere l’altezza del campo di visione della camera CCD; di conseguenza é importante essere a conoscenza della morfologia della trincea ancor prima di iniziare in processo di organizzazione della campagna di studio.
In caso d’acquisizione tramite camera CCD monocromatica con filtri RGB, particolare attenzione deve essere posta nel non causare spostamenti di tutto il sistema durante l’inserimento degli stessi dinanzi alle ottiche della camera.

L’influenza della luce diurna, la variabilità delle condizioni atmosferiche, la presenza di ombre indesiderate, hanno portato alla necessità di sviluppare un sistema di acquisizione capace di creare le condizioni migliori di illuminazione per poter effettuare un’acquisizione completamente indipendente da fattori esterni. Il sistema progettato é composto di una struttura in profilato d’alluminio avente altezza di 1.30 m, larghezza di 1.80 m e profondità di 0.97 m. Esso é interamente rivestito di fogli d’alluminio di 3 mm di spessore. Il tutto é collocato su un carrello mobile e su un binario di 4 metri di lunghezza (vedi figura).
La fissazione delle singole lastre é stata effettuata con viti e dadi ad incudine, e per assicurare una completa tenuta stagna alla luce tutti i bordi del cassone sono stati rivestiti con una banda di scotch nero.

P_casson

In una parte laterale é stato creato uno spazio per la sistemazione del monitor a cristalli liquidi e del computer per l’archiviazione delle immagini acquisite, mentre la camera CCD é collocata all’interno del cassone stesso, in posizione verticale. Questa sistemazione e l’utilizzo di uno specchio su cui viene riflessa l’immagine della superficie della parete, permette un’incremento della distanza di acquisizione ed un maggiore campo di visione.
L’alimentazione elettrica é fornita da un gruppo elettrogeno sufficiente per il funzionamento del sistema di illuminazione e del computer per l’acquisizione delle immagini.
Ricorrere ad un’illuminazione artificiale ha richiesto la sistemazione di sorgenti luminose a luce bianca ; sono stati utilizzati 12 tubi neon posizionati in maniera tale da poter illuminare le pareti interne in maniera più uniforme possibile, senza creare ombre né interferire con l’obiettivo della camera durante l’acquisizione.
I neon posti sulle pareti superiori ed inferiori sono stati mascherati con una piastra a L dimensionata opportunamente, alfine di evitare ombre causate da una diretta illuminazione dell’affioramento
Allo scopo di aumentare la diffusione luminosa ed evitare riflessi sulla trincea, le pareti interne sono state dipinte con una vernice bianco opaca.

P_neon

Per effettuare l’acquisizione di immagini in trincea, é stata impiegata una telecamera CCD (Charged Couple Device) modello JAI CV-M1 progressive scan ad alta risoluzione (1280*1026 pixel e captore da 2/3").
Le immagini così ottenute possiedono una profondità di 8 bit (256 livelli di grigio), di conseguenza, al fine di poter ottenere immagini a colori si é necessario l’impiego di filtri interposti tra l’obiettivo ed il soggetto in esame.
Sono state effettuate tre acquisizioni successive, impiegando tre filtri (Kodak Wratten gelatin filter), corrispondenti al Rosso (N°25), al Verde (N°58) e Blu (N°47B).
Questi filtri, prodotti dalla Kodak, sono composti da un film trasparente in gelatina, caratterizzato da un coefficiente di trasmissività variabile in funzione del colore posseduto.
Essendo necessaria una calibrazione colorimetrica dei sedimenti affioranti, durante le fasi di acquisizione con le apparecchiature fotografiche e la camera CCD sono state utilizzate come riferimento colorimetrico le Kodak Color Separation Guide (colore) e Gray Scale (scala di grigio).
Si tratta di tavole aventi dimensioni di 36cm x 7cm, contenenti un set di colori RGB e CYMK (+ Bianco e valori intermedi al 25%) ed una scala di 20 toni di grigio, utilizzate nelle tecniche fotografiche per effettuare comparazioni con i colori ottenuti sulle pellicole fotografiche e calibrazioni dei tempi di esposizione.

Tecniche di trattamento
Una delle prime operazioni che si effettuano sul file ottenuto direttamente da CD-ROM (PhotoCD) o scanner, é la correzione della curva dei valori dei toni di grigio nelle tre bande dell'immagine RGB, alfine di ottenere una distribuzione lungo tutto il range di valori da 0 a 255. Questa operazione consiste nell’assegnare al colore piu’ chiaro presente nell’immagine il valore di 255 (massima intensità, bianco) ed al colore più scuro il valore zero (nero). L’utilizzo delle mire colorimetriche, visibili nell’immagine trattata, risultano essere indispensabili per effettuare questo tipo di operazione.
La figura sottostante, relativa ad un immagine acquisita con filtro verde, mostra la distribuzione dei toni di grigio prima e dopo il processo di correzione.

P_curvacol

Il risultato che si ottiene permette di avere una migliore distribuzione lungo l’asse dello spettro della curva dei toni, e la combinazione delle tre immagini fornisce un immagine visualmente e colorimetricamente corretta.
La figura successiva mostra una tavola tratta dalla Kodak Color Darkroom DATAGUIDE (1980, pag.2), acquisita secondo la tecnica descritta e ricombinata per dare origine ad un’immagine a colori RGB. A sinistra, si osserva il risultato ottenuto dalla semplice combinazione dei tre livelli non corretti; a destra invece, l’immagine ottenuta in seguito al processo di correzione.

P_tavcol

Deformazione geometrica
L’impiego di obiettivi fotografici a grande apertura angolare (minore di 28 mm) sono causa di distorsioni nelle immagini acquisite ; si rende necessario pertanto un processo di correzione alfine di permettere una precisa rappresentazione geometrica del soggetto in esame.
Il termine distorsione qui impiegato é da intendersi come una variazione della rappresentazione geometrica di un oggetto su una superficie piana. Un rettangolo, per esempio, può presentare deformazioni a forma di ‘barile’ (barrel deformation o distorsione negativa) o con culminazioni (pincushion deformation o distorsione positiva).
Queste deformazioni sono legate alle dimensioni dell’immagine ed all’ingrandimento con cui viene effettuata l’acquisizione. La deformazione di tipo radiale che si osserva dal centro dell’immagine alla periferia, può essere rappresentata con un equazione polinomiale di terzo grado come quella mostrata di seguito :

y = (a * x3 + b * x2 + c * x + d) * x

Dall’algoritmo é possibile ricostruire l’immagine originaria, variando i parametri « a,b,c e d ». Le variabili a, b, c, se negative, agiscono sulla deformazioni tipo barrel, viceversa (se > 0) correggono deformazioni tipo pincushion. Infine, d nella formula di base possiede valore unitario, influenzando la scala dell’immagine trattata.

Georeferenziazione
Assegnare ad ogni immagine una collocazione geografica é un operazione che richiede alcune conoscenze di base, in particolare sul tipo di software utilizzato come supporto GIS ; esso dovrà essere in grado di poter importare i files georeferenziati e di posizionarli precisamente secondo le coordinate inserite.
La scelta compiuta é stata quella del formato Tiffworld, formato che é possibile importare sulle principali piattaforme GIS attualmente disponibili sul mercato, ed in particolare in ArcView e prodotti ESRI. La creazione di questo formato consiste semplicemente nell’associare ad un immagine grafica .TIFF un file di testo contenente sei linee con i seguenti valori :
A – dimensioni, secondo l’asse X, del pixel in unità metriche
D – valore di rotazione secondo l’asse X
B – valore di rotazione secondo l’asse Y
E – termine negativo, secondo l’asse Y, delle dimensioni del pixel in unità metriche
C – coordinate geografiche dell’angolo in alto a sinistra secondo l’asse X
F - coordinate geografiche dell’angolo in alto a sinistra secondo l’asse Y
Il valore E risulta essere negativo a causa delle differenti coordinate che vengono associate ad un file raster rispetto alle coordinate geografiche reali : in un’immagine bitmap il punto 0,0 é posto nell’angolo in alto a sinistra, mentre in un immagine georeferenziata, esso si trova in basso a sinistra (essendo presi come riferimento l’Equatore ed il meridiano di Greenwich).
La coppia di files ottenuta sarà ora possibile importarla nel software desiderato ed ottenere di conseguenza un corretto mosaicaggio, posizionato correttamente, dato dall'insieme dei singoli fotogrammi.

P_mosaico

Acquisizione e trattamento dei rilievi
Attualmente il supporto più utilizzato su cui vengono rappresentate le strutture studiate, é la carta millimetrata, in formato A4 o A3, opaca o trasparente.
E’ a partire da questi fogli che é stato compiuto il processo di scannerizzazione; attenzione particolare é stata posta a mantenere gli assi del foglio ortogonali alla finestra del lettore, in quanto un non corretto posizionamento del disegno da origine ad una deformazione per rotazione dell’intero documento. Questo tipo di errore, assai frequente, ha reso necessario un controllo successivo delle tavole acquisite.
La risoluzione ottica da utilizzarsi non deve essere necessariamente elevata, non superiore a 200 dpi (dot per inch). Questo valore é più che sufficiente per ottenere risultati soddisfacenti, senza perdita di informazioni.
Lavorare con risoluzioni più elevate implica un aumento considerevole delle dimensioni del file ed un accesso all’hard disk più lento.
Inoltre acquisire le immagini in bianco e nero, piuttosto che in livelli di grigio, comporta un ulteriore guadagno di memoria a parità di risoluzione d’acquisizione (circa 1/6 della dimensione originaria). Nella necessità di voler mantenere visibili allo schermo i tratti colorati, é eventualmente consigliabile lavorare con 256 colori (8 bit).
E’ importante ricordare che questi files sono accessori e saranno impiegati solo come background per la digitalizzazione delle strutture riportate.

Digitalizzazione
E’ obbligatorio seguire determinate regole durante la digitalizzazione di un disegno vettoriale, soprattutto se esso sarà oggetto di esportazione verso piattaforme GIS.
- Operazione fondamentale é quella di organizzare i differenti temi rappresentati secondo livelli (layers) distinti. Importante é non combinare su uno stesso layer informazioni lineari, puntiformi ed areali (faglie, campionature, livelli stratigrafici).
Ogni poligono, linea e punto devono essere dunque rappresentati separatamente in funzione del tema cui appartengono. Nella tabella seguente viene meglio chiarita l’organizzazaione che deve essere seguita :

Oggetti

Temi

Punti

Ciottoli

 

Frustoli carboniosi

 

Campionature

 

Fossili

Linee

Faglie

 

Fessure

 

Falda acquifera

 

Strutture sedimentarie interne

Poligoni

Sedimentologia

 

Sedimentologia Formazioni geologiche

 

Livelli a ciottoli

 

Pedologia

- Prevedere quale sarà la dimensione massima del foglio di lavoro finale, questo alfine di evitare di dover effettuare operazioni di riduzione e ristrutturazione del lavoro.
- L’operazione di digitalizzazione non deve fare uso di curve di Bezier, ma la rappresentazione dei tratti curvi deve essere effettuata cercando di approssimare la curva stessa come un insieme di punti ravvicinati gli uni agli altri. Attualmente (Agosto 2000) nessun tipo di software GIS supporta questo tipo di rappresentazione grafica;
la curva reale viene interpretata solo sulla base del numero dei nodi tracciati (terza figura a destra).

P_bezier

- La connessione laterale tra poligoni adiacenti deve essere perfetta onde evitare la presenza di vuoti o la creazione di poligoni supplementari di piccole dimensioni (sliven polygon) durante il processo di creazione della topologia.
- Lo spessore del tratto utilizzato nel disegno deve essere dello stesso spessore e colore : in fase di esportazione verso sistemi GIS, le caratteristiche come spessore, tratteggio, riempimento di poligoni e colore vengono persi.
- Tutti gli oggetti grafici « invisibili » (fondo incolore e tratto incolore) devono essere eliminati
- Se dei caratteri di testo devono essere rappresentati, é conveniente optare di trasformare il testo in polilinee o di utilizzare gli strumenti disponibili sulle relativa piattaforme GIS.
Bisogna tenere ben presente che un errore in fase di digitalizzazione, sebbene possa essere rinvenuto e corretto sulle piattaforme GIS, può richiedere talvolta anche molte ore di lavoro supplementare.

SISTEMI DI INFORMAZIONE GEOGRAFICA (GIS)
Lo scopo di utilizzare un software GIS per l'archiviazione di immagini e dati, é quello di facilitare la gestione delle informazioni ricavate dall’analisi delle strutture geologiche, sedimentologiche, tettoniche della parete di una trincea.
In esso possono essere integrati i dati relativi alle campionature effettuate per compiere datazioni palinologiche, analisi granulometriche o geochimiche.
La possibilità di poter associare un database agli oggetti vettoriali é prerogativa di questo genere di software; in questa maniera ogni oggetto (punto, linea o poligono) sarà intimamente legato a tutte le informazioni concernenti le caratteristiche descrittive secondo un organizzazione tipo foglio elettronico.
Questo genere di archiviazione permetterà di poter compiere ricerche, analisi ed interpretazioni sul « sistema trincea ».

Come supporto GIS, é sono stati utilizzati i programmi MapPublisher ( www.avenza.com ), ArcView ( www.esri.com/software/arcview ) ed ArcExplorer ( www.esri.com/software/arcexplorer ).
MapPublisher é composto da una serie di plug-ins concepite per funzionare con Adobe Illustrator e Macromedia Freehand; queste estensioni permettono di creare un ponte fra la tecnologia GIS ed i sistemi di grafica professionale più avanzati, per la concezione di una cartografia ad alta risoluzione e stampa di alta qualità. Dalla creazione dei dati alla produzione cartografica, queste utilities permettono una veloce ed intuitiva ri-elaborazione dei files provenienti dalle piattaforme più diffuse,
come ArcView, ArcInfo, MapInfo ed AutoCad.
ArcView é un software di GIS che negli ultimi anni ha subito un evoluzione notevole, permettendo di compiere un notevole numero di operazioni sino ad ora esclusive di programmi di più' "grande taglia" come ArcInfo, Intergraph. L'apporto delle estensioni come i moduli di Analisi Spaziale o 3D inoltre ha permesso di poter compiere operazioni notevolmente complesse.
L'impiego nello studio in esame si é comunque limitato al controllo delle banche di dati, della corretta digitalizzazione delle strutture e posizione delle immagini georeferenziate.
ArcExplorer é un software freeware, che si può scaricare direttamente dal sito della ERSI ;
Risulta essere un programma di analisi e consultazione, permettendo all’utilizzatore finale di selezionare, ed organizzare una grande varietà di informazioni provenienti da molteplici sorgenti ; con esso é possibile utilizzare shapefiles, coverages ARCINFO, visualizzare una grande varietà di file grafici (.BMP, .TIF, ERDAS, .BIL, .BIP, .BSQ, .SUN), compiere operazioni di zooming e spostamento attraverso differenti layers di informazioni, compiere ricerche, classificazioni ed inserimento di labels.

Compiuto il processo di importazione delle informazioni in ArcExplorer, si rende necessario ora organizzare i layer in maniera tale che gli oggetti presenti possano essere facilmente visibili.

Utilizzo
Dalla lista dei temi visibili nella finestra principale a sinistra (Local), viene selezionato il tema prescelto (per esempio la sedimentologia), e dalla barra ad icone del menu si selezioni l’icona ‘Map Tips’. Una tabella relativa a tutti i campi del database é visualizzata, e su scelta dell’operatore si selezioni il campo prescelto. E’ ora sufficiente che il mouse venga a sovrapporsi all’oggetto desiderato, che esso evidenzierà, in un casella laterale al puntatore, l’informazione corrispondente ; nell’esempio le argille (clay), le ghiaie argillose (gravelly-c) e ghiaie (gravel) saranno facilmente localizzate.

P_trench

Un altra operazione interessante é quella di poter compiere ricerche e visualizzare le informazioni peculiari ad un’oggetto particolare.
Nell’esempio, é stato effettuato un processo di ricerca relativo alle litologie caratterizzate da una composizione argillosa (clay). In giallo vengono visualizzati tutti i risultati della ricerca. A questa semplice richiesta se ne possono effettuare di più complesse, come determinare tutte le litologie aventi un’età compresa in un determinato periodo di tempo con granulometrie inferiori a 2 mm. Tanto più la base di dati é completa, tanto più sarà possibile affinare la ricerca e l’analisi.

P_trench2

Ai temi contenenti le informazioni vettoriali, si possono aggiungere le informazioni raster. Grazie ad esse é possibile effettuare un controllo dei risultati della ricerca sull’affioramento, valutarne il colore, la natura, determinare la presenza di eventuali strutture non cartografate, analizzare la trincea anche dopo la cessazione degli studi e lavori sul terreno.

trench3

L’applicazione di tecnologie GIS per l’archiviazione di dati ed immagini digitali, risulta essere estremamente importante, visto l’interesse di registrare su un supporto facilmente accessibile (cassetta magnetica, CD-ROM...), tutte le informazioni ricavate dalle indagini sul terreno ed in laboratorio.
La gestione dei dati alfanumerici, vettoriali e bitmap, i processi di ricerca e classificazione, portano ad una gestione dell’informazione in maniera razionale e funzionale, permettendo la creazione di analisi e calcoli non facilmente eseguibili con i metodi classici.
Fondamentale risulta essere la collaborazione tra i differenti campi di ricerca; si rende di conseguenza necessaria una stretta collaborazione tra tutte l’equipes di lavoro, soprattutto per quello che concerne il rilievo sul terreno, la digitalizzazione e la creazione della piattaforma di lavoro GIS.

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