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La variabilitą, la morfologia, le caratteristiche peculiari del rilievo sono state per lungo tempo rappresentate sulle carte topografiche con curve di livello, disegni a sfumo, tratteggi, retinature, tutte espressioni grafico-artistiche impiegate per evidenziare in maniera piu’ chiara possibile la forma fisica del suolo. Il grande apporto che hanno dato i modelli numerici del terreno (DEM digital elevation model o DGM digital ground model) é stato quello di poter rappresentare fedelmente la forma del rilievo, illuminarla secondo direzioni differenti, secondo azimuth ed altitudine, poter effettuare modelli tridimensionali per analisi paesaggistiche, calcolare la pendenza, l’esposizione, l’energia del rilievo ed altri parametri in maniera semiautomatica e con interessanti risultati.
Pero’ tra il dire ed il fare c’e’ di mezzo il mare... occorre che il DEM sia preciso e corrisponda al meglio alla vera forma del terreno, le quote utilizzate per la modellizazione siano esenti da errori, che l’algoritmo di calcolo sia abbastanza ‘robusto’ e prenda in considerazione il maggior numero di parametri possibile per caratterizzare il paesaggio... senza considerare che in fase di elaborazione, differenti programmi utilizzanti lo stesso set di dati, normalmente producono talvolta risultati leggermente differenti. E questo solo se si tratta di DEM creati tramite interpolazione software. Parlando di DEM ottenuti tramite tecniche utilizzanti immagini satellitari stereoscopiche le cose si complicano, in quanto nel processo di calcolo intervengono fattori che influenzano il valore “vero” topografico come la sommitą delle abitazioni, la copertura vegetale. Si parla allora piu’ correttamente di DSM, o Digital Surface Model, cioé la superficie di inviluppo che si comporta come una specie di ‘lenzuolo’ che ricopre tutte le forme emergenti dal suolo, non fornendo evidentemente la quota reale riferita al livello del suolo. Nella figura a lato, in verde, é rappresentato il vero piano topografico (orizzontale), mentre in rosso é rappresentata la superficie di inviluppo, falsante evidentemente la vera quota topografica.
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